top of page
Lo chiedero a Neil Young_Francesco Idotta_edited.jpg
Lo chiederò a Neil Young
di Francesco Idotta

Recensione di Eva Gerace

Recensione  a cura di Eva Gerace

Bernardo mi ricorda tanti dialoghi, tante storie condivise. La sua sensibilità non è da tutti. Mi sono sentita parte del racconto, come non entrare e camminare in quei labirinti di una storia vera?

Ieri rileggevo spicchi del libro e mi domandavo dove Francesco Idotta, col suo romanzo, mi ha colpito?

Una storia vera come le storie che anticipi nella dedica. Leggerti è un invito a salvare i bambini che si trovano sotto il peso dell’indifferenza e della violenza.

Alcune delle tue riflessioni ancora mi interrogano. A scuola o a casa, quale verità ci dicono? Solo quelle che gli adulti hanno il coraggio di dire, il resto ognuno lo deve trovare da sé.

Nella vita ci si cade, scrivi, con le storie dei tuoi amati Greci ci parli della possibilità di rialzarsi, anche, perché no, sorretti da un Alfonso?!

Continuo con le mie associazioni così come emergono, c’è un maestro, Ortenzio, il quale dall’inizio trasmette: i libri sono come dei labirinti: ci sono sempre parole che rimandano ad altri libri o storie. Chi scrive lascia indizi che noi dobbiamo riuscire a scovare.

Bastano mai le parole quando si è impazienti? Bernardo è un ragazzino che vuole capire, l’attesa gli trabocca dall’anima, ma già anticipa la gioia dell’attesa...

Ortenzio, sgrana storie, quella del melograno mi prende! Noi siamo parole...

Come parlare della morte? Minosse e Sisifo non l’accettano. Non so se un libro può essere determinante, le classificazioni mi soffocano, un libro è buono-bello, per me, quando trasmette, ad esempio, il coraggio difronte alle perdite, quando trasmette che la vita è fatta di perdite. Si può ricominciare ogni volta. La vera profondità di un uomo è l’uso che fa della propria liberazione. Questa non può essere senza perdite.

Fare parte della neve, delle conchiglie, dei miti, degli alberi, di un fiore, autorizza il bambino a essere un uomo e la bambina una donna.

C’è la vita perché c’è la morte. Le domande ci imbrigliano. La luna è impaurita... si scompone sul Mare Nostrum.

Uno spazio centrale ci aspetta, ci sono formazioni, fallimenti, nevicate e umiliazioni. Un invito ad aprire il sipario della lettura. Lo lascio vuoto. Un invito ai lettori: “sii attore della scena che più ti rappresenta!”, imparare vicino a Bernardo può essere una maniera.

Francesco hai scritto sui labirinti pieni di ombre, su quei mattini nevosi, sulle paure, sulle violenze, sull’amore. Ti incontro in tante parole, mi hai fatto girare nelle storie, vagare da una casa all’altra, da un mito all’altro. Mi fai aprire gli occhi e anche chiuderli nel pensiero delle domande, del tempo, nel tappezzare con parole i buchi della vita. Pensare alle violenze infantili, scrivere su ciò è una forma di liberazione. È salvare il bambino-bambina che c’è in ognuno di noi.

Francesco, offrirsi alla lettura di un altro tuo libro è mettersi alla prova, è rischiare paure, vuoti e vertigini. È pensare a ciò che si è stato e a quello che adesso si è, diversi, ma sempre ritornando a quelle domande, al gioco della vita.

Fai vedere il passato così leggero... Guardo il mare dalla finestra, tra un’idea e l’altra. C’è una farfalla che balla leggera sul terrazzo vicino. Si intrecciano i ricordi di lunghe conversazioni. Arrivare alla settimana di ferie invernali è come sentirmi parte di essa, così diversa dalla settimana di ferie estive, così simile.

Il silenzio non si traduce.

Non cercare di capire perché i Greci facessero questi viaggi, mio caro Bernardo, non è importante, i miti vanno ascoltati, non spiegati, perché ogni viaggio è come la vita.

La vita non si spiega si vive. Germoglia ogni giorno.

C’è anche un fratello, Filippo, così diverso, l’osserva, come se fosse strano, come i compagni che lo molestano, i tratti apparivano aspri e rozzi.

Un lungo lavoro per mostrarci come proteggersi dalle violenze e riuscirci!  Andando oltre: La verità è un punto di vista.

 

Parlare, sostenere ...parole ritmate e nuove.

Ortenzio sa trasmettere, agisce come un padre, anche il suo papà. Ami remare contro vento... nel libro ci dici come remare contro Poseidone.

A un certo punto Bernardo trova la via per avvicinarsi alla madre, un bacio sulla guancia può anticipare Odisseo, quando si presenta a Penelope e accudito dall’ancella anziana Euriclea, lavandogli i piedi, lo riconosce dalla cicatrice.

Arriva il suo ultimo giorno di vacanze, Bernardo ha imparato tanto, sa che difronte ad alcune situazioni neanche la musica può essere di compagnia, di faccia alle violenze.

Insistono i compagni molestatori. Adesso lui è più veloce, l’ha imparato facendo le scale con la chitarra. È leggero e nel laberinto della crescita ha imparato a ballare e ad essere un esperto pilota.

Accorgersi che ci sono gusti che non aveva mai provato prima. Solo chi rischia può scoprire il frutto della danza delle api, quelle libere di vagare e costruire il loro alveare dove credono.

La leggerezza è allo stesso tempo forza. Essere ballerini è l’invito fondamentale che ci fai, Francesco Idotta, un'altra maniera di essere abbracciati dal sole.

Potevo non associare Borges? Lui scrive: “È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutile”, quello che offre “Il ricordo di una rosa gialla vista anni fa al tramonto, prima che tu nascessi”, è così intenso che: L’amore non finisce con la morte.

 

Ho scoperto che anche in inverno si può sentire un aroma d’estate.

Un’altra sorpresa, c’è anche il mio amato Glauco! Lui che imparò l’arte della danza marina con la sua adorata Scilla!

Un cane è un grande amico, per i bambini i ragazzini è un legame necessario, lo dimostra Alfonso, quell’Argo salvatore che parla con gli occhi: “guai a chi lo tocca”.

Francesco hai cura delle scene, di quello che scrivi, ci coinvolgi. Ci inviti a invocare unicorni e tritoni, esseri vivi, attuali. Di cercare sempre, di cercare qualcosa per incontrare un’altra. Quella più impensata.

Quando l’amore ti incontra ti frantuma. Le storie si rovesciano. Vanno e tornano.

Era tempo di andare in camera e mettere le cuffie per ascoltare Neil Young e guardare l’orizzonte che aveva ritrovato sulla spiaggia.

bottom of page