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Rotte_Mediterranee_Francesco_Idotta
Rotte Mediterranee
Dal mare sopraggiunge l'Altro, messaggero di novità....
di Francesco idotta

Recensione di Eva Gerace

 

“Sorprendido
Cada día
Sorprendido
Por la vida…
Amando
El mar…”, poesía destinada, Francesco Idotta

Rotte Mediterranee è un libro che parla di questo mare. L’autore, Francesco Idotta, nell’epigrafe ci anticipa che è Reale, perché parla di un luogo specifico: Il Mare Nostrum.
Così, ci cominciamo a trovare con una parte della storia di questo mare e delle terre che lo circondano, ma possiamo anche interrogarci sul viaggio personale dell’autore, il qual è nato, precisamente, di fronte al mare di Ulisse, e si è formato in queste terre, attraversato da queste onde marine, le quali gli hanno insegnato a leggere tra una e l’altra, a stagnare tra un’onda e l’altra, perché chi è in viaggio è sempre in vantaggio, ha l’occhio allenato alla differenza, può leggere meglio tra le righe, il non detto dell’essere lo abita e non soffre il mal di mare, perché si è abituato allo sciabordio.

 Francesco Idotta dedica le sue parole a chi ha il coraggio d’indossare l’abito del proprio Luogo, Lugo con la “L” maiuscola! E ci spiega cosa significa abitare un luogo, e… come vestirsi di quel luogo, fino farlo diventare elegante. Arriva con rigore a questo e agli altri concetti, poiché: spacca le parole, le accarezza, le denuda e le riveste. Va alle sue radici. Ci fa ricordare Octavio Paz nel “Mono Gramàtico”. Così, elegans – antis arriva a essere colui che sa scegliere… 
Tornando al luogo… Il coraggio di appropriarsi del luogo. Di sé: Senza paura dell’ignoto. L’autore mostra a chi non ha fatto questo viaggio, il mare delle possibilità.   

La sua preoccupazione è il Mediterraneo, l’uomo del Sud che ha tante cose da dire al Nord e all’Europa. Francesco parte da lontano, dall’inizio della storia del pensiero. Sia arabo sia greco. Dialoga con diversi autori… come se fossero, in quelle lunghe notti tempestate di stelle… e nei giorni bagnati dal sole o di intemperie, i suoi compagni di rotta. E da lì scrive. 
L’autore mostra quello che gli appartiene: la sua profonda formazione filosofica e storica e la sua impronta poetica. Si serve dalle parole per rivelare la potenza che possiedono.

Quando si può arrivare in qualche porto in cui si incontra la verità dell’essere, e si ha il coraggio di lasciare le sicurezze che non servono più, scegliendo di navigare verso il nuovo, là c’è una ripresa, ci spiega, accettando le differenze che arrivano dall’altro.
Accettare realizzare questo compito, come evidenzia con precisione Francesco Idotta, è il processo contrario al nazismo, il quale tenta di annientare l’altro solo perché è diverso, perché non pensa come lui. 

Il marinaio, continua a scrivere, mentre naviga tra cielo e mare. Pregando il dio del mare, perde la fede in sé stesso e resta intrappolato in una rete di superstizioni… quello di cui ha bisogno per navigare sicuro è sì una fede, ma nelle sue capacità. Tale fede è la filosofia.
In questo modo il marinaio scopre la libertà, la quale s’inaugura con l’accettazione del naufragio. Dalla coscienza della propria finitezza.

“Rotte Mediterranee” è un libro che va all’incontro del diverso: di quello che è diverso da me, che ha un’altra lingua, un’altra religione… come ogni paese che abbraccia il Mediterraneo. Così, continua a dire l’autore, il Filosofo fa una lettura dello sviluppo dei linguaggi umani come sono l’Arte, la politica o la religione… le quale possono unire o separare aspramente. Perché: L’altro è sempre un pericolo.
Andando avanti, con maestria, ci insegna il valore della comunicazione, come possibilità per capire l’altro nella sua singolarità, senza tentare di farlo cambiare o, peggio ancora, costringendolo a essere quello che non è. Risaltando così il valore fondamentale delle parole ed evidenzia che il compito del poeta è imprescindibile, tanto quanto quello del filosofo, in questa comunicazione, in questa riflessione profonda.

Da buon ricercatore, Idotta, mostra in questo libro, non solo l’accoglienza allo straniero, che caratterizza la gente del Meridione ma anche l’esclusione, che alcuni sono capaci di sostenere. L’autore lo fa attraverso una poesia: Addio al mezzogiorno, scritta da W. Auden dove il poeta fa emergere una triste consapevolezza: il Sud sa escludere, il suo Sole non sembra essere per tutti, gli abitatori di quelle terre pensano di essere gli unici a poterne godere, ma per fortuna, tra loro ci sono altri uomini, intellettuali, pensatori, mai rassegnati all’indifferenza, mai assuefatti all’ostilità.

Per arrivare così, pensiamo, al concetto cardine che l’autore vuole esprimere: Essere tutti uguali non è una bella prospettiva, ciò che si deve auspicare è un’identità di possibilità, un’uguaglianza di trattamento davanti al diritto. Con gli stessi diritti e doveri davanti alla legge, ma ognuno con la propria singolarità. L’identità si fonda nella differenza con l’altro, sembra confermare il giovane pensatore.

Possiamo trovare diversi principi, per continuare a imparare, con la lettura di questo libro, solo ricordiamo un’altro, come se fosse un invito: amate le differenze, perché quello è vero amore l’uomo è capace di frenare la corsa sempre più irresistibile della storia, perché pur trasportato dalla folla, può decidere di scendere dal tapis roulant, azionato dalle nevrosi, e innamorarsi.

L’ultimo capitolo ci riserva un’altra sorpresa, una comparazione tra Pinocchio e Ulisse, per parlarci del coraggio delladifferenza. Dove, con maestria ci fa capire le trappole nelle quali frequentemente si cade parlando di normalità e pensando che siamo tutti uguali. L’autore ci presenta un Pinocchio che lotta con tutte le sue forze per affermare la sua diversità.
Inoltre ci mostra come Pinocchio dice una bugia per aiutarlo, e quella bugia è una prova: il diverso deve fingere, dire menzogne, altrimenti viene privato della sua identità e con essa della libertà… chissà se qualcuno avesse aperto un dialogo con Lucignolo, il quale appare come il bambino cattivo perché… ancora oggi i Lucignoli non sono ascoltati, ma bastonati…

Alla fine rivela come lo straniero, il diverso, si perde, perché è rifiutato. Rifiutato perché rappresenta la ribellione, così ci mostra il Pinocchio di Collodi, che sprofondando nel conformismo… e lo equipara a Ulisse, il quale indirizzando il suo sguardo verso il luogo dove vive il suo accanito avversario Poseidone, si sente straniero in sé stesso; Pinocchio e Ulisse devono usare maschere: per non farsi riconoscere: Atena, in più di un’occasione, traveste Ulisse… C’è da chiedersi quale sia il vero volto di Ulisse… Come si è detto, solo Argo riesce a vederlo.

Quasi a metà del cammino, nel capitolo IV: Tra Stelle e Mare. Con Heidegger e Nietzsche. L’alba e la consapevolezza. Troviamo una perla. Francesco Idotta ci parla de Penelope come la vera viaggiatrice, contrapponendola a Ulisse. Lei ha abitato Itaca, ha sconfitto la mania dell’infinito accogliendolo come suo luogo, stando seduta al suo telaio. Il filo da intrecciare è la sconvolgente linea dell’infinito… Penelope l’ha seguita e in essa si è persa… Eccellente rappresentazione della femminilità che incarna Penélope.

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