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pitture di Patricia Gerace
Pitture di Patricia Gerace

Perché abbiamo pensato a una rivista di psicoanalisi e cultura on-line? Potrebbe essere un buon luogo di incontro…
Le vicissitudini di una vita possono portarci ad assaporare diversi caffè: “interminabili” se ci troviamo in qualche piccolo bar dell’Argentina, “cheverísimos” se l’incontro è “costiero”… nei caraibi colombiano o “ristretti” se ci troviamo sulle terre degli antichi itali. 

Se siamo partiti dall’Italia, perché non farlo in buona compagnia? Dante scrive sulle porte dell’inferno: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate” (@).

L’Inferno, colmo di personaggi antichi e attuali allo stesso tempo, ci dà la possibilità di entrare, nelle caratteristiche più serie della mancanza, la quale, sembra dire l’autore, si ripete eternamente; questa frase inaugurale arriva come un invito: Lasciate fuori ogni speranza ossia la fede che le cose possano cambiare da sole… ma entrate ugualmente, entrate… bisogna attraversare il male per giungere al bene… per sapere che c’è per davvero un’opportunità di rivedere le stelle… 
Non è per caso che ogni cantica della Divina Commedia concluda con queste parole: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Con forte impegno saremo in grado di seguire gli insegnamenti di Dante attraverso la voce dell’amato Virgilio: per cambiare bisogna lasciare fuori sospettosità e viltà: per poter intraprendere un viaggio occorre coraggio e fiducia e decidersi ad arrivare fino dentro alle segrete cose.
Coraggio per capire perché Paolo e Francesca erano così interessati a leggere gli amori di Lancillotto e Ginevra nel Lanzarote, e continuare a discendere per rendere noto che i poteri della politica tradiscono, come nel caso del conte Ugolino della Gherardesca da Pisa. Ultimi cerchi dell’inferno occorre attraversare il deserto oppresso dalle piogge di fuoco e le pianure con il giacchio dei traditori. Ciò ci darà la possibilità di riconoscere anche i massimi rappresentanti del degrado umano… e potremo avvicinare, in queste zone, anche quelli che hanno tradito sé stessi… trattenuti da qualche diletto inautentico, non hanno avuto il coraggio di attraversare le porte che, invece, li avrebbero potuti portare verso le proprie verità. Essi, purtroppo, perseverano… “smarriti in una selva oscura”.

Si può rafforzare solo il desiderio di colui che ha il coraggio di attraversare le acque del fiume Stige, senza pretesa che il guado sia definitivo, ma pensando che il viaggiare sia un andare e tornare tante volte quanto sia necessario… lo diceva Lacan: “non mi stanco mai di fare la passe…”

Chi si avventura potrebbe realizzare quell’ordine che la verità auspica, lasciandosi guidare da qualcuno come l’“ammirato maestro”, Virgilio, quale sostenitore della funzione paterna, che dà la possibilità di percorrere i “sentieri tortuosi e selvatici” che è necessario attraversare, per poter così recuperare, ognuno, “la propria giusta via”.
Lasciando indietro “leziosaggini e vaghezze”, direbbe Jorge Luis Borges(*) per poter “mitigare gli eccessi barocchi”, e potersi incontrare con “le albe, il centro e la serenità”.



 

 

 

Il logo di a.Verare è formato da tre cerchi, quelli del nodo Borromeo, in cui Reale, Simbolico e Immaginario si uniscono all’oggetto causa del desiderio, la petit “a”. Formula lacaniana che indica l’avverarsi della costituzione soggettiva. Al centro sì è posta una scultura, che ben potrebbe rappresentare le fratture che la vita riserva a ognuno.


“a.Verare”; “avverare”: rendere vero.Si è inteso giocare con una parola che concedesse al desiderio (“a”) una realizzazione…
 

 

Allo stesso modo, si potrebbe continuare facendo delle birichinate linguistiche: “avvero”, “vero”: autentico, reale, genuino, accertato, assodato, buono, certo, sincero, storico, verace, verità, vivo… 

L’intento è quello che i lavori, pervenuti da diverse aree del sapere, e da differenti luoghi, possano unirsi in questa Rivista online.
“a.Verare” è uno spazio indipendente, dal quale parte un invito a creare insieme alcuni interrogativi, incroci, esperienze, interscambi e dibattiti… in formato digitale.
Articoli, domande, interviste, riflessioni… dai diversi campi del sapere: Arte, Psicoanalisi, Filosofia, Medicina, Storia, Educazione … cosa possono dirci? 
Dall’Atlantico meridionale, dove il tango si fa “pampero” e il “mate” accompagna le letture agitate della cultura Argentina, proseguendo per il mare Caraibico, allegro, signorile, musicale, attuale e coloniale… fino ad arrivare al Mediterraneo che ancora oggi riceve l’amore di Scilla e Glauco per placare, per qualche minuto, i dolori ineluttabili della morte. 
Incontri e confronti, dialoghi interculturali dove scrivere, riflettere… sui sintomi che stanno a indicare, cosa sta succedendo nella polis di oggi… 
Segni di una cultura, frammenti di una civiltà che vive. 

Sappiamo che la psicoanalisi è un’esperienza che inizia con Freud, il quale grazie al suo desiderio, alla serietà delle sue ricerche, al suo sforzo e a quello dei suoi discepoli, ha conseguito un merito, che neppure il più furibondo detrattore ha potuto frenare, ampliando così la sua traiettoria con l’ineludibile apporto di Lacan. 
L’intenzione è quella che questo spazio non sia solo il punto d’incontro tra colleghi: grazie a Internet le possibilità di espandere le discussioni, condividere le difficoltà, gioire per le sorprese, si moltiplicano. Rete aperta tra nazioni e alle diversità di esperienze, ma con l’obbiettivo comune di poter condividere scoperte e processi di ricerca promuovendo interscambi produttivi gettando una paranza capace di pescare desideri, quelli di ognuno, espressi in ogni lingua ad ogni latitudine. Intessendo riflessioni, che conducano all’ascolto ed alla comprensione… poiché, “Niente mi appagherebbe di più, se questa avventura potesse avere qualche utilità, non solo per l’apprendistato di questo mestiere delle lettere, ma anche per quello di tutti gli altri mestieri artistici” (#).

Un cordiale benvenuto 

Eva Gerace  

 

Criteri di pubblicazione

La serietà nello sviluppo degli argomenti e l’accordo con alcuni dei temi proposti saranno i primi criteri per la scelta dei lavori. I temi possono essere teorici, clinici o di attualità, rigorosi sia nell’impostazione sia nel contenuto. Potranno essere pubblicate anche trascrizioni di conferenze e dibattiti, i quali pur non presentando l’organizzazione di un lavoro scritto, avranno la spontaneità dell’enunciazione orale. 

I criteri editoriali in formato digitale saranno quelli standard richiesti per le pubblicazioni.

Per tanto:

  • i lavori inviati saranno vagliati dal Consiglio editoriale, il quale si riserva l’insindacabile giudizio per la pubblicazione;
     

  • articoli, narrazione, sbobinamento di seminari, conferenze o colloquio, ecc., anche se non pubblicati non saranno restituiti e, sia l’estensione sia le modalità di redazione, non hanno restrizioni; 
     

  • i lavori dovranno essere inviate a eva.gerace@gmail.com in allegato (file/ attachment) in formato PDF, non dentro il corpo del messaggio;
     

  • qualora gli elaborati fossero inviati in formato diverso da quello richiesto, saranno trasformati in PDF; a.Verare non sarà, in questo caso, responsabile per le modifiche che potrebbero verificarsi durante il processo di conversione;
     

  • l’autore sarà l’unico responsabile del contenuto del proprio lavoro;
     

  • ogni lavoro deve essere accompagnato da Nome e Cognome dell’autore o degli autori, da un breve curriculum, di massimo 6 righe, dall’indirizzo di posta elettronica e/o Home page, e dall’indicazione della città e paese di residenza; 
     

  • gli autori, nel momento stesso in cui inviano gli articoli, daranno l’autorizzazione per la loro pubblicazione; 
     

  • a.Verare non è responsabile dell’utilizzazione che terze persone potrebbero fare dei lavori pubblicati sul sito

Ringraziamenti

La complicità con l’altro può propiziare, anche, un lavoro divertente.

Per far che a.Verare cominci a spiccare il volo per lo spazio celeste ha avuto bisogno della generosa collaborazione di alcuni amici: nel corpo che rappresenta le vicissitudini di una vita, la scultura dell’artista Patricia Gerace; nel gioco di lettere che potessero conformare un nome, le fabulazioni con Francesco Idotta;a Matías Crolla e Roberta Larosa per il loro tempo dedicato alla progettazione e attualizzazione di questo spazio e anche desideriamo anticipare il nostro ringraziamento a ognuno dei collaboratori che daranno vita a questa rivista online. 

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(@) Inferno - Canto III

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l primo amore.

Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate'.

Queste parole di colore oscuro
vid' ïo scritte al sommo d'una porta;
per ch'io: «Maestro, il senso lor m'è duro».

Ed elli a me, come persona accorta:
«Qui si convien lasciare ogne sospetto;
ogne viltà convien che qui sia morta.

Noi siam venuti al loco ov' i' t'ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c'hanno perduto il ben de l'intelletto».

E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond' io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose”.

 La Divina Commedia
Dante Alighieri 

(*) Fervor de Buenos Aires (1923). 

Prólogo a la edición de 1969 

en el decurso de esta labor a veces grata y otros veces incómoda, he sentido que aquel muchacho que en 1923 lo escribió ya era esencialmente ¿qué significa esencialmente?- el señor que ahora se resigna o corrige. Somos el mismo; los dos descreemos del fracaso y del éxito, de las escuelas literarias y de sus dogmas; los dos somos de Schopehauer, de Stevenson y de Whitman. Para mí, Fervor de Buenos Aires prefigura todo lo que haría después. Por lo que dejaba entrever, por lo que prometía de algún modo, lo aprobaron generosamente Enrique Díez-Canedo y Alfonso Reyes.

Como los de 1969, los jóvenes de 1923 eran tímidos. Temerosos de una íntima pobreza, trataban, como ahora, de escamotearla bajo inocentes novedades ruidosas. Yo, por ejemplo, me propuse demasiados fines: remedar ciertas fealdades (que me gustaban) de Miguel de Unamuno, ser un escritor español del siglo XVII, ser Macedonio Fernández, descubrir las metáforas que Lugones ya había descubierto, cantar un Buenos Aires de casas bajas y, hacia el poniente o hacia el sur, de quintas con verjas.
En aquel tiempo, buscaba atardeceres, los arrabales y la desdicha; ahora, las mañanas, el centro y la serenidad.

Buenos Aires, 18 de agosto de 1969.

Jorge Luis, Borges

(#) Manual para ser niño. 

“Aspiro a que estas reflexiones sean un manual para que los niños se atrevan a defenderse de los adultos en el aprendizaje de las artes y las letras. No tienen una base científica sino emocional o sentimental, si se quiere, y se fundan en una premisa improbable: si a un niño se le pone frente a una serie de juguetes diversos, terminará por quedarse con uno que le guste más. Creo que esa preferencia no es casual, sino que revela en el niño una vocación y una aptitud que tal vez pasarían inadvertidas para sus padres despistados y sus fatigados maestros. Creo que ambas le vienen de nacimiento, y sería importante identificarlas a tiempo y tomarlas en cuenta para ayudarlo a elegir su profesión. Más aun: creo que algunos niños a una cierta edad, y en ciertas condiciones, tienen facultades congénitas que les permiten ver más allá de la realidad admitida por los adultos. Podrían ser residuos de algún poder adivinatorio que el género humano agotó en etapas anteriores, o manifestaciones extraordinarias de la intuición casi clarividente de los artistas durante la soledad del crecimiento, y que desaparecen, como la glándula del timo, cuando ya no son necesarias. Creo que se nace escritor, pintor o músico. Se nace con la vocación y en muchos casos con las condiciones físicas para la danza y el teatro, y con un talento propicio para el periodismo escrito, entendido como un género literario, y para el cine, entendido como una síntesis de la ficción y la plástica. En ese sentido soy un platónico: aprender es recordar. Esto quiere decir que cuando un niño llega a la escuela primaria puede ir ya predispuesto por la naturaleza para alguno de esos oficios, aunque todavía no lo sepa. Y tal vez no lo sepa nunca, pero su destino puede ser mejor si alguien lo ayuda a descubrirlo. No para forzarlo en ningún sentido, sino para crearle condiciones favorables y alentarlo a gozar sin temores de su juguete preferido. Creo, con una seriedad absoluta, que hacer siempre lo que a uno le gusta, y sólo eso, es la formula magistral para una vida larga y feliz. Para sustentar esa alegre suposición no tengo más fundamento que la experiencia difícil y empecinada de haber aprendido el oficio de escritor contra un medio adverso, y no sólo al margen de la educación formal sino contra ella, pero a partir de dos condiciones sin alternativas: una aptitud bien definida y una vocación arrasadora. Nada me complacería más si esa aventura solitaria pudiera tener alguna utilidad no sólo para el aprendizaje de este oficio de las letras, sino para el de todos los oficios de las artes”.

Fuente: Ciudad Seva de Luis López Nievas. http://www.ciudadseva.com/ Posted by Esteban Pinotti

Gabriel García Márquez

¿Por qué hemos pensado una revista de psicoanálisis y cultura online? Tal vez podría ser un buen lugar de encuentro… 
Los avatares de una vida pueden llevarnos a saborear diferentes cafés: “interminables” si nos reunimos en algún barcito de la Argentina, “cheverísimos” si el encuentro es costeño… en el caribe colombiano o “ristretti” si nos encontramos sobre las tierras de los antiguos ítalos.

Si hemos partido desde Italia ¿por qué no hacerlo en buena compañía? Dante escribe sobre las puertas del infierno: “Dejen, los que aquí entran, toda esperanza” (@).

El Infierno, exuberante de personajes antiguos y actuales a la vez, nos posibilita entrar, en las características más serias de la falta, la cual, parece decirnos el autor, se repite eternamente, por lo tanto, esa frase inaugural, llega como una invitación: Dejen afuera toda esperanza, es decir, la fe de que las cosas puedan cambiar por sí solas… pero igual entren, entren… es necesario atravesar el mal para llegar al bien… para saber que existe realmente otra oportunidad para rever las estrellas…
No es casual que cada canto de la Divina Comedia concluya con estas palabras: “Y entonces salimos a rever las estrellas”.

Con fuerte empeño podríamos ser capaces de seguir las enseñanzas de Dante a través de la voz de su amado Virgilio: para cambiar es necesario dejar afuera desconfianza y cobardía: para poder emprender un viajo se requiere confianza y coraje… y decisión para llegar hasta… dentro de las secretas cosas.
Coraje para entender por qué Paolo y Francesca estaban tan interesados en leer los amores de Lancelot y Ginebra en Lanzarote, y continuar con el descenso para enterarnos de los poderes políticos que traicionan, como en el caso del conde Ugolino della Gherardesca de Pisa. Últimas circunferencias del infierno, es inevitable atravesar el desierto prisionero de las lluvias de fuego y los llanos con el hielo de los traidores. Esto nos dará la posibilidad de reconocer a los máximos exponentes del deterioro humano… y además podríamos acercar, a estas zonas, a los que se traicionan así mismos… retenidos por algún gusto espurio, no se han atrevido a traspasar las puertas que los podría haber llevado hacia las propias verdades. Ellos, al contrario, perseveran… “perdidos en una selva oscura”. 

Puede reforzar su constancia quién tenga el coraje de atravesar las aguas del río Stige, sin pretensiones de que el pasaje sea definitivo, pensando, con mayor firmeza, que ese viaje es un ir y venir tantas veces como sean necesarias… para posibilitar al deseo que habite con fuerza… lo decía Lacan: “no me canso de hacer el pase”… 

Aquel que se aventure podría alcanzar ese orden que la verdad propicia, dejándose guiar por algún “admirado maestro”, sostén de una función paterna, como la de Virgilio, la cual facilita transitar los “caminos duros y salvajes” que haya que transitar, para poder así recuperar, cada uno, “la justa vía”…
Dejando atrás “sensiblerías y vaguedades”, diría Jorge Luis Borges(*), para poder “mitigar los excesos barrocos”, y poder encontrarse con “los amaneceres, el centro y la serenidad”.



          El logotipo de a.Verare 

           está formado por tres                círculos,aquellos                  del nudo Borromeo,              donde Real, Simbólico               e Imaginario, anudan al objeto causa del deseo, la petit “a”. Fórmula lacaniana, que da cuenta de la constitución subjetiva. Al centro una escultura, que bien podría representar algo de las fisuras que la vida nos propone… 


“a.Verare”, “Avverare”, del italiano traduce: cumplirse, realizarse. Rendir, restituir, volver verdadero, real. Así, acordamos jugar con una palabra que permitiese, del deseo (“a”) una realización… 

 

 

 

 

 

 

De la misma forma, se puede seguir jugando con las palabras: “avvero”, “vero”: verdadero, real, genuino, acertado, afianzado, bueno, cierto, sincero, histórico, veraz, verdad, vivo… 

La intención es que, trabajos que llegan desde diferentes áreas del saber, y desde diferentes lugares, puedan reunirse en esta Revista online.
“a.Verare” es un espacio independiente, del cual parte una invitación para crear juntos, algunas preguntas, encrucijadas, experiencias, intercambios y debates… en formato digital. 
Artículos, preguntas, entrevistas, reflexiones… desde diferentes campos del saber: Arte, Psicoanálisis, Medicina, Filosofía, Historia, Educación… ¿qué pueden decirnos?
Desde el Atlántico meridional, donde el tango se hace pampero y el “mate” acompaña las lecturas agitadas de la cultura Argentina, siguiendo por el mar Caribe alegre, señorial, musical, actual y colonial… hasta llegar al Mediterráneo que aún hoy recibe el amor de Scilla y Glauco para calmar, por unos minutos, los dolores ineluctables de la muerte.
Encuentros y desencuentros, diálogos interculturales donde escribir, reflexionar… sobre los síntomas que están indicando algo de lo qué está sucediendo en la polis de hoy… 
Marcas de una cultura, retazos de una civilización que vive.

Sabemos que el psicoanálisis es una experiencia que inicia con Freud, quién, gracias a su deseo, a la seriedad de sus investigaciones, a su esfuerzo y al de sus discípulos, ha ganado y sostenido un prestigio, que ni el más furibundo de sus detractores ha logrado frenar, ampliando así su trayectoria con el aporte ineludible de Lacan. 
La intención es que este espacio no sea sólo el punto de encuentro entre colegas: gracias a Internet la posibilidad de expandir las discusiones, compartir las dificultades, deleitarse con las sorpresas de un hallazgo, se multiplican. Red abierta entre naciones y a las diversidades de experiencias, con el objetivo común de poder compartir lo que se está trabajando. Procesos de investigación, forjando intercambios productivos, arrojando una atarraya capaz de pescar anhelos, los de cada uno, enunciados en la propia lengua, en cada latitud. Anudando hilos de reflexión… pues, “Nada me complacería más si esa aventura solitaria pudiera tener alguna utilidad no sólo para el aprendizaje de este oficio de las letras, sino para el de todos los oficios de las artes” (#).

Una cordial bienvenida 

Eva Gerace 


 

 

 

Criterios de publicación

El rigor en el desarrollo de los argumentos y el acuerdo con algunas de las materias propuestas, serán las primeras claves de selección de los trabajos. Los temas pueden ser teóricos, clínicos o de actualidad, donde sí haya una rigurosidad en el planteamiento y despliegue del contenido. También se pueden publicar exposiciones habladas, que en general no llevan la organización de un trabajo escrito, pero sí la espontaneidad de la enunciación oral que luego pasará al escrito. Con la anuencia de la persona que es transcrita, lo cual figurará en el trabajo.

Los criterios editoriales en formato digital no son diferentes a los de cualquier publicación. 

Por lo tanto:

  • los trabajos enviados serán evaluados por el Consejo de publicación, quedando a criterio de este la publicación del mismo.
     

  • tanto la extensión como las modalidades de redacción, de artículos, narraciones, desgrabaciones de seminarios, conferencias o charlas, etc., no tienen restricciones.
     

  • los trabajos deben ser enviados a eva.gerace@gmail.com como archivo adjunto (file/ attachment) en formato PDF, no dentro del cuerpo del mensaje.
     

  • si son enviados en otro formato serán transformados a PDF, pero a.Verare no se responsabiliza por las modificaciones que pueda sufrir el trabajo durante el proceso de conversión.
     

  • los contenidos de los artículos son responsabilidad de quién lo firma.
     

  • cada trabajo vendrá acompañado del respectivo Nombre y Apellido del autor o de los autores, con un breve curriculumn, máximo de 6 líneas, correo electrónico y/o Home page, ciudad y país de residencia.
     

  • los autores, en el momento de enviar los artículos, están dando la autorización para que estos sean publicados.
     

  • a.Verare no se responsabiliza por la utilización que terceras personas podrían hacer de los trabajos publicados en este sitio. 

 

 

 

 

 


Agradecimientos

La complicidad con el otro puede propiciar, también, un trabajo divertido.

Para que a.Verare comience a remontar vuelo por el espacio celeste necesitó de la generosa colaboración de algunos amigos:en el cuerpo que representase los avatares de una vida, la escultura de la artista plástica Patricia Gerace; en el juego de letras que conformasen un nombre, las fabulaciones con Francesco Idotta;a Matías Crolla y Roberta Larosa por el tiempo que han dedicado a la proyectación y actualización de este espacio, y además, deseamos adelantar nuestros agradecimientos a cada uno de los colaboradores que darán vida a esta revista online.

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